HO RICEVUTO GRAVI INSULTI IN RETE: POSSO CHIEDERE UN RISARCIMENTO?
Non è facile né scontato, come ci illustra nel suo commento l’avvocato Simone Labonia.
Insulti, accuse infamanti e commenti denigratori pubblicati sui social network possono superare il limite della libertà di espressione e trasformarsi in un illecito risarcibile. Internet, infatti, non costituisce una zona franca: anche dietro uno schermo, chi lede ingiustamente la reputazione altrui può essere chiamato a rispondere delle conseguenze delle proprie dichiarazioni.
Il Codice civile impone il risarcimento a chi cagiona ad altri un danno ingiusto con dolo o colpa, in particolare, quando vengono lesi diritti fondamentali della persona, come l’onore, l’immagine e la reputazione.
Il Codice Penale, per altro, disciplina la diffamazione, che ricorre quando si offende la reputazione di una persona comunicando con più soggetti, in sua assenza. La diffusione di contenuti offensivi attraverso strumenti telematici, può integrare l’ipotesi aggravata prevista quando l’offesa è recata con un mezzo di pubblicità.
La semplice ingiuria, invece, non costituisce più reato, pur potendo assumere rilevanza sul piano civile.
Il risarcimento, tuttavia, non è automatico. La Corte di Cassazione, ha chiarito che il danno non patrimoniale deve essere effettivo e conseguente alla lesione, non potendosi presumere in ogni caso dalla sola condotta illecita: occorre quindi allegare e dimostrare il pregiudizio subito.
La sua dimostrazione può fondarsi su elementi quali la gravità delle espressioni, l’ampiezza della diffusione, il contesto della pubblicazione e le ripercussioni sulla vita personale o professionale della vittima.
Per ottenere il risarcimento è dunque fondamentale conservare screenshot, date, commenti e testimonianze, documentando, ove possibile, anche le conseguenze professionali ed emotive. Il danno patrimoniale, come la perdita di clienti o di opportunità lavorative, richiede una prova adeguata; quello non patrimoniale può essere liquidato equitativamente dal giudice, sulla base delle circostanze accertate.
Esistono, infine, dei termini di prescrizione e, se ricorrono gli estremi del reato, dei termini per proporre querela. La dignità personale merita protezione anche nello spazio digitale, ma il risarcimento richiede un illecito dimostrabile e un pregiudizio giuridicamente rilevante.





